... Una mattina del 1931 mi ridestai cinquantenne. Il cinquantesimo anno di età rappresenta per tutti una svolta: ognuno si volge indietro a considerare la via già percorsa, chiedendosi se deve o no proseguire in quel senso.ripensai al tempo vissuto, e , contemplando dall'alto della mia casa la catena delle Alpi sovrastante la dolce vallata, mi dissi che sarebbe stato un delitto non provare gratitudine. A vevo avuto di più, infinitamente di più, di quanto avrei ardito sperare... I miei libri, tradotti in tutte le lingue; amicizie personali con i migliori individui del mio tempo; solida e incrollabile l'opera della mia vita. Tutto sembrava raggiunto, il destino appariva domato.
Che cosa mi rimaneva da desiderare?
Ma, cosa strana, proprio il fatto che in quell'ora non avevo nulla da desiderare, mi cagionava una misteriosa inquietudine.
Era veramente un bene che la vita proseguisse in tal modo, così pacifica e regolare, senza difficoltà e senza prove?
Questa esistenza privilegiata e sicura era veramente adatta a me, a quello che vi era di essenziale in me?
Mi aggiravo pensieroso nella mia bella casa.Era diventata bella davveroattraverso gli anni, proprio come l'avevo sognata. Ma pure dovevo sempre vivere li, sedermi sempre allo stesso tavolo , scrivere un libro e poi un'altro e un'altro ancora, ricevere percentuali a ritmo continuo, e diventare un dignitoso signore intento ad amministrare il suo nome e il suo patrimonio, lontano da ogni rischio, da ogni tensione, da ogni pericolo?
Dovevo continuare così sino all'estrema vecchiaia, sempre sullo stesso liscio binario? Non era meglio per me che soppravenisse qualcosa di nuovo e diverso, che mi rendesse irrequieto, ansioso e più giovane, costringendomi a nuove e più pericolose battaglie? Ogni artista reca in se un misterioso dissidio: se la su vita è agitata, aspira alla pace, ma se la pace gli è data, anela dinuovo all'agitazione. Perciò in quel cinquantesimo compleanno avvertivo in me un profondo e forse delittuoso desiderio: che accadesse qualcosa per strapparmi da quella betat sicurezza, forzandomi non soltanto a continuare, ma a ricominciare un'esistenza diversa e più dura, a vantaggio della ia vita interiore.
Ciò che intravedevo in quell'ora strana , nella penombra del subconscio, non era un desiderio chiaramente espress, nè collegato con certezza della mia volontà. Ma l'oscura e incomprensibile forza che sovrastava la mia vita, e che già mi aveva appagato in ciò che neppure avrei osato sperare, dovette intuirlo. Ancora una volta, obbediente , mi dice va di si.
... Dall'alto della mia casa, la vista incantevole sulla gloriosa catena delle alpi si protendeva fino aun castello, proprio difronte a me, dove stava per prender dimora un uomo allora totalmente sconosciuto. Si chiamva Adolfo Hiler.*
Che cosa mi rimaneva da desiderare?
Ma, cosa strana, proprio il fatto che in quell'ora non avevo nulla da desiderare, mi cagionava una misteriosa inquietudine.
Era veramente un bene che la vita proseguisse in tal modo, così pacifica e regolare, senza difficoltà e senza prove?
Questa esistenza privilegiata e sicura era veramente adatta a me, a quello che vi era di essenziale in me?
Mi aggiravo pensieroso nella mia bella casa.Era diventata bella davveroattraverso gli anni, proprio come l'avevo sognata. Ma pure dovevo sempre vivere li, sedermi sempre allo stesso tavolo , scrivere un libro e poi un'altro e un'altro ancora, ricevere percentuali a ritmo continuo, e diventare un dignitoso signore intento ad amministrare il suo nome e il suo patrimonio, lontano da ogni rischio, da ogni tensione, da ogni pericolo?
Dovevo continuare così sino all'estrema vecchiaia, sempre sullo stesso liscio binario? Non era meglio per me che soppravenisse qualcosa di nuovo e diverso, che mi rendesse irrequieto, ansioso e più giovane, costringendomi a nuove e più pericolose battaglie? Ogni artista reca in se un misterioso dissidio: se la su vita è agitata, aspira alla pace, ma se la pace gli è data, anela dinuovo all'agitazione. Perciò in quel cinquantesimo compleanno avvertivo in me un profondo e forse delittuoso desiderio: che accadesse qualcosa per strapparmi da quella betat sicurezza, forzandomi non soltanto a continuare, ma a ricominciare un'esistenza diversa e più dura, a vantaggio della ia vita interiore.
Ciò che intravedevo in quell'ora strana , nella penombra del subconscio, non era un desiderio chiaramente espress, nè collegato con certezza della mia volontà. Ma l'oscura e incomprensibile forza che sovrastava la mia vita, e che già mi aveva appagato in ciò che neppure avrei osato sperare, dovette intuirlo. Ancora una volta, obbediente , mi dice va di si.
... Dall'alto della mia casa, la vista incantevole sulla gloriosa catena delle alpi si protendeva fino aun castello, proprio difronte a me, dove stava per prender dimora un uomo allora totalmente sconosciuto. Si chiamva Adolfo Hiler.*
STEFAN ZWEIG, Il mondo di ieri.
STEFAN ZWEIG (1881-1942). Scrittore austriaco, di razza ebraica , con l'avvento del nazzismo venne perseguito da Hitler in modo spietato. Dispersa la famiglia, la casa distrutta, la sua opera data alle fiamme, lo scrittore emigrò in Inghilterra, poi in Brasile, dove non resistendo al dolore per la distruzione del suo mondo spirituale, si tolse la vita.
STEF
STEFAN ZWEIG (1881-1942). Scrittore austriaco, di razza ebraica , con l'avvento del nazzismo venne perseguito da Hitler in modo spietato. Dispersa la famiglia, la casa distrutta, la sua opera data alle fiamme, lo scrittore emigrò in Inghilterra, poi in Brasile, dove non resistendo al dolore per la distruzione del suo mondo spirituale, si tolse la vita.
STEF
10:59:29 . 05 Nov 2009
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